domenica 12 maggio 2013

Non può piovere per sempre. Really?

In questa settimana ho nuovamente raggiunto lo sprint finale del busto del mio Same Same cardigan, chissà che questa sia la volta buona e che risulti della taglia giusta (un po' perché sono maniaca, un po' perché mi dispiacerebbe disfarlo di nuovo).

Credo sia ora di riprendere in mano la lavorazione dell'Holly, ed in maniera seria.
Vorrei chiacchierare della realizzazione di questo mega lavoro in diversi video: se il tempo tiene ho scoperto che lavorare con il pc fuori in poggiolo è meraviglioso ed ha una luce spettacolare... rimane da risolvere un attimo il problema dell'audio che proviene da un altro pianeta ma cercherò di rimediare il prima possibile.


Nel frattempo il progetto Zimmermann si è rallentato fuori da ogni crisma: il progetto del mese di Aprile era una coperta (il mese è intitolato "Mystery Blanket: Weaving" e più "mystery" di dirlo il mese dopo non saprei come definirlo) e io ho deciso di acquistare le istruzioni della Beekeeper's Quilt di Stephanie Dosen e realizzarne una variazione sul tema con della lana che tingo io. Essendo un progetto molto lungo che è necessario solo venga pronto per l'invernata, sto preparando tutta la lana necessaria per realizzarla visto che dovrò tingerne in quantità il più possibile vicina all'effettivo utilizzo per non rischiare di uscire troppo fuori dal colore ritingendola...

L'obiettivo è realizzare una coperta adatta al mio letto (io ho un 140x200, quindi almeno un 180x220) che riprenda la Union Jack inglese, giusto per adattarla al tema che ho deciso per il restyling (click).
Ho deciso di utilizzare la BFL che ho avanzato dal maglione "aran" per il colore bianco e blu, mentre della fingering grigia per il rosso sanguigno.
Stando ad alcuni calcolatori che ho usato nel web, dovrò realizzare all'incirca 800 esapuffosi per la mia coperta.
Quindi probabilmente prima mi riferivo all'inverno del 2025.

Fuori oggi non piove, ed è un evento.
Sto seriamente pensando che Eric Draven si sbagliasse nel film.

"Non può piovere per sempre."
Are you f*cking kidding me?



mercoledì 8 maggio 2013

House Wars Episodio II: Il colore blu


Per la camera ho deciso di puntare tutto su una associazione di colori che ho visto in un numero di Casa Facile non molto tempo fa.
Forse per certi versi un po' azzardata, ma la adoro, veramente.
Ho deciso che userò il denim, il grigio perla, il rovere o l'abete (un po' invecchiato).


Mi sono anche decisamente ispirata da questa foto che ho trovato su Pinterest e vorrei creare questa sorta di sensazione di calore anche nella mia stanza.


Ovviamente presto mostrerò le foto di come sto procedendo, anche se fino a fine di questo mese non effettuerò molti lavori, i primi di sicuro di muratura.

Per la struttura letto sono ancora indecisa tra la Duken, brutta come poche cose al mondo, in ferraccio che non c'azzecca molto ma con già la predisposizione per la testiera in stoffa (e io la ricaverei, ovviamente in denim, con diversi jeans e pezze varie in questo tessuto unite a mo' di patchwork ubriaco)... oppure una più simpatica e casalinga Tarva, in legno che quindi mi richiamerebbe i temi del colore e che potrebbe essere bella anche senza la testiera nei momenti dei lavaggi... ma leggermente più spartana rispetto al solito.
A livello di prezzi la seconda è decisamente più concorrenziale della prima e, nota positiva, entrambe sono disponibili nella misura accomodante il mio materasso, ossia 140x200.

Per il comodino dal lato ospiti, ho diverse idee.
La prima, riciclare dei vecchi libri, invecchiandoli ulteriormente con caffé e thé e lasciandoli asciugare al sole, per poi incollarli uno all'altro in disordine, fissando con qualche chiodino qui e la.
La seconda è recuperare un baule "british" come quello della foto: ne ho visto uno da Jysk, catena di arredamento che ha una filiale qui in zona.
Anche questa sarebbe comunque facilmente ricreabile con un po' di pazienza prendendo un baule semplice in un negozio di faidate e usando scotch, acrilici e vernice, magari ricreando l'effetto "anticato".

domenica 5 maggio 2013

Pensieri e parole, a caso, di nuovo

Con una serie di progetti finiti, di cambi di programma, di disegni nei cassetti e lavori in corso fermi da mesi, beh, non posso far altro che ritenermi soddisfatta degli anni che ho trascorso a fare a maglia.
Non sono poi così tanti.

Ho imparato a fare il dritto da bambina, con i ferri dritti.
Principalmente facevo buchi, perché non avevo pazienza, non che adesso ne sia particolarmente dotata.
Non sapevo avviare i punti e men che meno tenerli in mano con un po' di dignità.
Mia mamma continuava a piantarmeli sotto le ascelle e io continuavo a farli scendere fuori.
Da quei pomeriggi in cui avrò avuto più o meno 5 o 6 anni, ne son passati quasi 20.

Ho imparato a fare a ferri su internet, su KnittingHelp.com.
Stavo per chiudere la fumetteria che avevo, ero depressa ed avevo bisogno di sfogarmi.
Cominciai prima con l'uncinetto, sempre imparato via internet.
Ma tutt'ora non spicco per bravura con questa attività... e non so perché non riesco a reputarlo un buon modo per realizzare indumenti (mentre perfetto per fare accessori).
Poi sono arrivati i ferri.
Ho re-imparato il dritto, ho imparato il rovescio (!) dopo sforzi immani in cui non riuscivo a capire da che verso dovevo avvolgere il filo... e il mio primo progetto, signore e signori, è stata una sciarpa a trecce.
Perché volevo farmi del male, credo, ma soprattutto perché se l'avessi fatta a legaccio non l'avrei mai finita.

Adesso son passati anni.
Il negozio è chiuso da diversi anni, io sono cresciuta.
Mi guardo indietro e vedo tantissimi ricordi, belli e brutti. Vedo il futuro con un grande punto di domanda ma la certezza che ne creerò di tanti, nuovi, belli e brutti.

Perciò grazie, ecco. Volevo dire grazie.



Questo è il Totoro che ho fatto per una amica... e che ho fatto anche per me e che continuerò a fare per tutti i miei amici.
Abbiamo tutti un po' bisogno di un re dei goblin che ci trasporti. Che sia Totoro o David Bowie non importa :)

lunedì 29 aprile 2013

House Wars Episodio I: Una nuova avventura


Quest'anno ho deciso di rinunciare ai viaggi per le vacanze estive e di destinare i fondi che avrei destinato a questo scopo per realizzare uno degli interventi più drastici ma maggiormente necessari nella mia vita da diversi anni.

Signori e signore, cambierò l'arredamento intero della mia camera.

Dopo 18 anni di onorato servizio cambierò tutto l'arredamento, mentre del mio letto attuale recupererò il materasso (nuovo) e la struttura (Grankulla di Ikea) che diventerà un "divanetto" da esterno dopo adeguati trattamenti.


Questo è un rendering che ho fatto, grossolanamente e artigianalmente, con il programma Sweet Home 3D, disponibile anche su piattaforme Linux-based.
Mi è servito principalmente per gli ingombri dei mobili, dopo aver perso diverso tempo con piantine, metri e fogli quadrettati.
Avendo caricato a programma un database base di mobili dell'Ikea o di misure simili, ho trasferito le misure e gli ingombri della mia camera e ho realizzato una disposizione ipotetica dei mobili a me necessari e sperimentato gli eventuali "corridoi" di passaggio in camera, al momento attuale praticamente inesistenti.

Sono stata spinta da diversi fattori in questa impresa.
Il primo e più importante è che camera mia è da diversi anni un posto altamente insalubre: non ho un adeguato isolamento con l'esterno sia dal punto di vista dei muri perimetrali, sia dal pavimento (che è giusto sopra i garage, non riscaldati), quindi tutta la stanza è soggetta a muffe e problemi derivati dall'umidità.
Il secondo è che ho deciso di dare un taglio netto al mio passato e ricominciare da capo in un posto che sia come voglio io (e man mano estenderò questo rinnovamento a tutta la casa), un po' perché fra un mese compirò 26 anni e mi sento poco rappresentata da questo cumulo di cose che è la mia camera; un po' perché ho chiuso una storia sentimentale durata diverso tempo e che è fortemente legata a questa stanza; un po' perché alcuni dei mobili sono arrivati al loro termine di vita utile, purtroppo.


Partiamo dai miei consigli per chi volesse cimentarsi in un restyling di camera (o casa) propria come me.


Ho diviso la mia stanza in quattro grosse sezioni (gli angoli della camera) e ho cominciato da quello che era sopra la mia testa, poi son scesa a quello che è davanti ai miei occhi, in seguito quello che è a livello delle mie mani e per ultimo ho lasciato ciò che è a livello del pavimento.


In seguito ho ripristinato i famosissimi bidoni, un po' come Enzo e Carla.
Il bidone del da buttare, quello del da archiviare o da sistemare, quello del da regalare o donare e per ultimo quello del da tenere.
Ovviamente quest'ultimo non deve superare largamente le dimensioni del resto, altrimenti è da rivedere l'intero concetto del riordino ed eliminazione del superfluo.


Ogni cosa ha un suo posto, ogni posto ha la sua cosa.
Un mantra vecchio come il mondo, ma con il suo significato profondo: questo aiuta di per sé anche il concetto stesso del riordino futuro: i fazzoletti usati di carta si buttano via, i fogli di recupero vanno riposti in una scatola con indicato il contenuto, l'abbigliamento sporco va riposto nei cesti della lavanderia e quello pulito negli armadi, quello da usare su un servo muto o simile.


Nel mio caso, visto che cambierò tutto il mobilio una volta ridipinto i muri, tutto quello che voglio tenere sarà diviso per tipologia, inscatolato, e portato fuori dalla stanza, riposto momentaneamente in un'altra camera per darmi lo spazio di effettuare i lavori.

lunedì 22 aprile 2013

In un lunedì mattina

È incredibile come velocemente passa il tempo.
Già primavera (anche se ora piove), fra poco arriva il 25 aprile, i pic-nic, maggio...
Quest'anno non andrò in vacanza perchè, se tutto va come spero, cambierò la mia camera. Sto già cominciando i lavori di rassetto e valutando cosa fare dei mobili vecchi, se vendere quelli presi meglio a una modica cifra o semplicemente buttarli via tutti...

Nel frattempo son qui, rifletto.
La maglia aiuta ma ultimamente esco veramente tanto.
Son stufa di star chiusa tra quattro mura impolverate...

giovedì 18 aprile 2013

WIP della settimana scorsa

Dopo aver scoperto con estrema delusione che il mio Same Same stava venendo troppo grande (devo riprendermi le misure, non è possibile che accada così spesso ultimamente... o è la Baby Alpaca Silk che è maledetta), l'ho ricominciato da capo lunedì sera e ora sono arrivata, svogliatamente agli aumenti del collo. Speriamo bene.

Nel frattempo con gli avanzi di filo che ho tinto io e che ho usato per un paio di mezzi guanti, mi son fatta un semplicissimo porta cellulare all'uncinetto.

giovedì 11 aprile 2013

Maglia Avanzata: usare le short rows (ferri accorciati) per dare vestibilità al seno

Cercherò di essere il più sintetica e chiara possibile in uno dei discorsi di vestibilità della maglieria a mano più complessi in assoluto.
Chiedo anche anticipatamente scusa per le illustrazioni, sono il meglio che sono riuscita a realizzare dopo mesi di assoluta privazione di disegno "artistico".

Partiamo subito con il dire che, per evitare grossi problemi di difetti in vestibilità, consiglierei la pratica di quest'ultime all'interno di modelli top-down, perché decisamente più semplice da gestire l'effetto visivo rispetto che un bottom-up e la loro posizione, visto che si possono collocare correttamente indossando il capo in lavoro e vedere esattamente quando è necessario cominciare a sagomare (è l'unica prova veramente efficace tra tutte quelle che si normalmente vengono decantate quando si parla di questo tipo di costruzione).

Per calcolare quanti centimetri in più bisogna lavorare a livello del seno per avere una vestibilità corretta  è sufficiente avere la differenza tra la misura da punta spalla a sottoseno tra schiena e davanti.
Figura 1.
Donna, Profilo.
La differenza di misura tra davanti e schiena ad altezza del giromanica in una donna prosperosa.
Numero dei ferri accorciati da effettuare = (Risultato della differenza tra misura schiena e misura davanti della figura) cm per n. dei ferri in un cm (dal campione di filato).

Le short rows si usano per creare questa maggiore lunghezza sulla parte dello scalfo davanti e dare vestibilità al seno: questo vuol dire che se siete nella mia situazione, ossia 2 taglie di differenza tra misure spalle e misure seno, potete gestire in maniera diversa la schiena dal davanti non solo dal punto di vista di larghezze ma anche di lunghezze.
Figura 2.
Posizione appropriata per "pinces" realizzata con ferri accorciati (short rows) a livello del seno.
Detto questo, il metodo più semplice è lasciare 2-3 cm non lavorati ai lati (dipende dal volume del seno) e, se top down, partire a livello dell'ampiezza maggiore del seno e via via allargandosi verso il "margine" lasciato ai lati; se bottom up, partire dal sottoseno alla larghezza massima e via via stringendosi verso il punto più ampio (e più stretto) del giroseno.
Figura 3.
Versi di lavorazione del capo e senso di lavorazione dei ferri accorciati (short-rows).
Ci terrei a sottolineare che questo non è l'unico modo per dare vestibilità al seno e soprattutto è maggiormente efficace nei capi con fit attillato in presenza di coppe superiori alla C se coadiuvato con l'utilizzo delle larghezze (partendo più larghi e diminuendo sotto i ferri accorciati se top down; con meno larghezza e aumentando rapidamente prima dei ferri accorciati se bottom up).

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